Usciti i risultati di un’indagine demoscopica effettuata da Astra Ricerche tramite 1.000 interviste telefoniche sulle abitudini alimentari degli Italiani.
La maggioranza degli intervistati (tra i 18 ed i 79 anni) sa cosa dovrebbe mangiare, cosa fa bene, cosa fa male… Ma non lo fa!
Niente di nuovo sotto il sole! Potevamo dirglielo anche noi!!!
E’ esattamente quello che sappiamo dopo oltre 5 anni di Consulenze e Check up Nutrizionali sulla abitudini alimentari, orari, stile di vita delle persone che si rivolgono a noi per un consiglio. “Sì, sì lo so che dovrei…” è la risposta standard di almeno la metà delle persone.
Oltre il 72% degli intervistati è consapevole che mangiare bene significa prevenire le malattie legate all’apparato cardiovascolare, vivere più a lungo e contrastare l’invecchiamento , prevenire il diabete…
Però tra il dire ed il fare c’è di mezzo… la tavola calda, il fast food, il tavolo di casa dove mammà continua a sformare manicaretti a figli ultra 40 enni che ancora devono “crescere”.
4 le categorie emerse dalla ricerca.
EQUILIBRATI: il 41% degli Italiani segue una dieta sana ed equilibrata senza eccessi (che sia equilibrata ne siamo convinti, che sia sana per niente… Restano le carenze su cui non c’è difesa. Ma difficilmente ricerche ufficiali commissionate per giunta da casa alimentari potranno mai evidenzare la poca qualità dei cibi odierni, il crollo dei nutrienti, la raffinazione che elimina le fibre necessarie, la conservazione e colorazione dei cibi che vengono stantuffati di porcherie chimiche. Vabbè… anche questa è un’altra storia).
MANGIONI: una percentuale equivalente viene chiamata “incontinenti alimentari” (che brutta definizione! Quasi terapeutica… la userò con i miei clienti ; )) sono il 42% di “mangioni”, e che rappresentano 19,1 milioni di Italiani, che sono al corrente di cosa si dovrebbe mangiare, quando, quanto e come, ma spesso sono incapaci di controllarsi e hanno bisogno di aiuto per arrivare ad un compromesso tra le loro abitudini alimentari e la loro salute.
Poi ci sono 2 categorie minoritarie, gli INDIFFERENTI, cioè il 14% degli italiani per niente sensibili al tema dell’alimentazione… ed i MONACALI, il 13% della popolazione che si contengono ma che tutto sommato pare non amino particolarmente i piaceri della buona tavola.
…Questa definizione dei “monacali” un pochino mi infastidisce. La trovo fuorviante. Ok, non saranno interessati ai piaceri della tavola, ma questo non vuol dire che mangino pane ed acqua…
Partire dal presupposto che tutto quello che è sano sia insipido e tutto quello che fa male sia gustoso è profondamente sbagliato e se non riusciremo a migliorare la cultura alimentare italiana non riusciremo a migliorare la nutrizione e di conseguenza la salute e la longevità degli Italiani.
Si tratta di un pregiudizio assurdo ed ingiustificato. Basato sulla pigrizia, sulla tradizione, sulle cattive abitudini.
Un esempio tra tutti?
La pasta integrale (quella vera, con almeno il 9% di fibre) è buona, regge la cottura meglio di quella normale, resta più al dente ed è più saporita. Ha bisogno di meno condimento, ne mangi un po’ meno, la mastichi di più e quindi la digerisci meglio, ha più fibre e quindi aiuta l’intestino a lavorare meglio facilitando l’espulsione di tossine e veleni.
Quanti tipi di pasta integrale hai provato per decidere che fa schifo e di non volerla usare?
La realtà è solo una: il cibo buono costa.
Costa il cambiamento. Costa in termini di tempo, per imparare a preparare bene cose sane. Costa in termini economici.
Non credo che nessun adulto scientemente preferisca il sapore di una spigola di allevamento foraggiata a farine animali ed antibiotici, rispetto alla poesia di una spigola di mare aperto cucinata al cartoccio con aromi!
Ma conoscendo ed interessandosi a queste tematiche anche qui si può risparmiare molto…
E dato che si è stimato che un individuo dopo i 65 anni spende circa 250 euro al mese in farmaci per alleviare sintomi di malattie causate da cattiva alimentazione, non sarebbe meglio investire qualcosa sul proprio benessere prima e risparmiare dopo?
La frontiera dei 100 anni di vita sembrerebbe cosa fatta…
E’ il caso rovinarci, per pigrizia, l’unico involucro che abbiamo, alimentando l’industria del malessere ed iniziando a pagarne le conseguenza dopo soli 30-40 anni di vita? Sembra una Catalanata, ma non sarebbe meglio essere belli, sani, in forma tutto il tempo che ci è concesso vivere su questa terra?
Viviana Taccione
