L’inossidabile fascino della perfezione

doctor20_grande.jpgE’ da quando ero ragazzo che mi scervello per cercare di definire la mia particolare attitudine operativa nei confronti della vita. Non parlo qui di filosofia personale, parlo proprio di “attitudine operativa”, cioè del modo in cui fai le cose tutti i giorni.

Se da un lato ho sempre avuto un comportamento “creativo” (un modo carino per dire “disordinato” e “ritardatario”…), dall’altro ho spesso rischiato di sentirmi ridicolo per alcuni piccoli comportamenti di maniacale perfezionismo (come per esempio quando sono davanti al PC e mi dedico a qualche progetto grafico).

Ho sempre pensato che la frase “le cose o le fai bene o non farle affatto” si basasse su un etica adamantina.
Chi di noi non si sente attratto dal concetto di perfezione?
Essere perfetti è in fondo il desiderio impronunciabile di ogni essere umano dai tempi dei tempi… anche perché nella nostra mente la perfezione ci identifica con Dio.

Il punto però è che sentivo una contraddizione interna
Credo di essere una persona molto pratica, e quindi spesso mi sono trovato a dover fare 5 cose nel tempo in cui normalmente qualcun altro ne avrebbe fatta una. E so anche che questa mia virtù di norma viene apprezzata, dato che per la maggior parte delle persone la spinta alla perfezione di cui sopra risulta in qualche modo paralizzante.
Il contrasto interno è sempre stato: se devo tendere alla perfezione, faccio male a seguire l’impulso di fare tante cose imperfette?

Ma se non avessi avuto questo spiccato senso pratico, rimboccandomi le maniche e lanciandomi, in molti casi avrei semplicemente prodotto un terzo di quello che ho effettivamente fatto, e questo sarebbe stato un vero peccato! Credo sinceramente di aver vissuto spesso una “densità di vita operativa” che non molti sperimentano nella loro giornata tipo.  
Anche perché questa è la mia vera essenza… sarà l’attitudine professionistica, ma fare 5 cose di qualità 7 per me vale molto di più di farne una di qualità 9.

Quello che solo di recente ho capito, e che mi sta liberando da questa intima contraddizione, è che spesso la nostra tendenza pratica alla perfezione è solo un modo in più per fuggire la vita, per vivere al rallentatore evitando di porsi obiettivi realmente importanti.
Credo sia mentalmente molto più confortevole per un medico pulire – meticolosamente e con calma – una ferita nell’ospedale ultramoderno di una grande città di quanto non lo sia ricucire corpi dilaniati dalla guerra nell’Ospedale di campo di qualche paese del terzo mondo nello stesso intervallo di tempo.

Il primo per me rappresenta la tendenza umana alla ricerca della perfezione operativa, il secondo la tendenza concreta ad una sana (e imperfetta?) efficienza.

Anche perché l’essere umano fa l’80% delle cose importanti nel 20% del tempo di qualità della sua vita.
Quel 20% è efficienza, il rimanente 80% è sterile tendenza alla perfezione.

Personalmente cerco sempre di fare del mio meglio nelle cose che faccio, ma so che questa vita non è un video game e pretendo di creare il massimo nella mia giornata. La verità è che il tempo passa inesorabile per tutti e io credo che con un po’ più di efficienza ed un pò meno perfezione vivremmo tutti un pochino di “umana perfezione” in più.

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About LEONARDO DI PAOLA
Coach & Trainer, autore di "Wellness Coaching, come aiutare se stessi e gli altri a vivere meglio", è Socio Fondatore di I FEEL GOOD, progetto che offre soluzioni (ebook, teletraining, interviste, corsi, eventi...) per aumentare la Consapevolezza nei settori del Benessere, dell'Abbondanza e Libertà personale. E' inoltre Ideatore dell'innovativo "Weco Club.it", il Wellness Coaching Club, palestra di Crescita Personale on line che sta riunendo a sé - dal Cyberspazio - una portentosa Alleanza di Cervelli.

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