

Dato che il giardino del vicino ha deciso di “traslocare” violentemente nel nostro garage insieme al suo muro, è qualche giorno che stiamo cercando di rimediare al fattaccio…
Oggi ho fatto riemergere dal fango un oggetto sospetto che era uno scatolone con la collezione di pentole di rame della mia mamma…
Quel rame martellato a mano, quel tocco di medioevo che sa di tradizioni scomparse da anni, di cibo com’era preparato un tempo, fresco, vivo, a km zero, di famiglie che si ritrovavano intorno al focolare…
Tutto in garage, in attesa di poter troneggiare sul muro della “Locanda di Autodifesa Alimentare®” a Wangeland.
Che fare?
Grazie a Google ho scoperto in due click che il rame si pulisce mescolando aceto e sale grosso. In effetti è facilissimo e i risultati sono immediati…
Un po’ faticoso perché si deve strofinare un po’ (e a metà lavoro le mie spalle mi hanno mandato a quel paese tanto che per il resto “ci penserò domani, dopotutto domani è un altro giorno!” [ma forse anche dopo domani]
) però dà una grande soddisfazione, ed è un sistema semplice, naturale e soprattutto ecologico.
Rabbrividisco a vedere tutti quei detersivi spaventosi al supermercato! Veleni inutili ed inquinanti (per non parlare dei contenitori), quando con aceto, alcool, sale, bicarbonato o cenere si pulisce facilmente tutta casa.
Vabbè… non andiamo fuori tema.
Questo articolo per condividere – oltre al fatto che le pentole di rame antico sono splendide – che è davvero una sciocchezza conservare le cose in garage per anni.
E vederle rovinarsi, portandone il peso in un angolo della mente, e alla fine doverle buttare senza neanche essersele godute o averle fatte godere a qualcuno (sì, perché le pentole si sono “salvate” ma altre cose meno...)
E anche se lo dico spesso, lo metto in pratica spesso… ogni tanto ci ricasco!
I garage, le cantine, non dovrebbero esistere.
Da una parte gli accumuli della Verghiana robbbba fanno stagnare l’energia, a livello di Feng Shui sono perniciosissimi.
E non generano pensieri di Abbondanza…
Dall’altra è vero che, nell’era della decrescita, un po’ di brico e riciclo necessita qualche conservazione…
Ma una cosa è avere una cassa con i vasetti di vetro, dei ritagli di stoffa o dei pezzi di legno da utilizzare, una cosa è prendere al mercatino una vecchia cassettiera per trasformarla dipingendola magari di bianco…
Un’altra è tenere da parte per anni dei mobili ad ammuffire nell’attesa che venga la voglia di ristrutturarli e la necessità di usarli per chissà quale circostanza (mentalità di povertà, non di riciclo creativo… quando poi alla fine si finisce sempre da IKEA o simili a comprare un mobiletto con meno ricordi “appiccicati” addosso)…
O anche conservare in cantina una collezione perché non si ha il coraggio di buttarla/regalarla (troppi ricordi) o la forza di usarla (troppi ricordi bis)…
Succede anche a voi?
Morale della fiaba, da un casino inaspettato (e sono grata che qui è successo solo questo e anzi mando un abbraccio luminoso a tutti coloro che stanno soffrendo sul serio per le ultime proteste climatiche di Madre Terra), un’occasione per sistemare le cose!!!
Il garage è quasi vuoto ormai (e credo che a questo punto resterà così anche quando avremo ricostruito il muro… magari lo trasformo in un bello studio da bricolagista!
)
Alla fine della titanica impresa appenderò le pentole di rame in cucina ADESSO: perché la vita è adesso.
E adesso me le godo io. E quando nascerà la Locanda di Autodifesa Alimentare ce le godremo tutti insieme!
Raccontatemi dei vostri scatoloni!
Un bacio,
V.



Noi abbiamo già comprato i nostri due alberi da piantare: un albicocco e un prugno. 2 polmoni verdi per fare un regalo a Gaia, compensare la CO2 prodotta dal nostro consumo annuo di elettricità, rendere più bello il pianeta, avere dei frutti a km zero, biologici, di stagione!

Nel primo, 







