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Ecco i Segreti di The $ecret of the Web

Devo ammettere che è stato per me un onore ed un piacere poter contribuire personalmente con un mio bonus a questa rivoluzionaria ALLEANZA di CERVELLI, bonus che si affianca a quelli di autori - tra gli altri - del calibro di  Roberto Re, Italo Cillo e Giacomo Bruno.

Sto parlando dell’opera degli Etna Bandits, che sta spopolando nelle librerie on line, il “famigerato”

The $ecret of the Web

con Roberto Re, Italo Cillo, Giacomo Bruno, Marco De Veglia, Livio Sgarbi, Giulio Marsala, Silvia Minguzzi, Piernicola De Maria, Matteo Salvo e Italo Pentimalli.

Un lavoro di ampio respiro composto da 2 DVD + 1 CD

Il film (gli autori lo chiamano docu-film) è un film a tutti gli effetti dedicato alla ormai notissima Legge di Attrazione applicata al web, con interventi esemplari di personaggi tra i più noti oggi in Italia sia nel business on line che nel settore della formazione e della crescita personale.

Come puoi vedere dal trailer si tratta di un prodotto davvero godibilissimo e speciale… Tra l’altro è accompagnato da una quasi una dozzina di BONUS OMAGGIO di gran valore, messi a disposizione dai protagonisti principali e da altri nomi in vista nel panorama italiano dello sviluppo personale e del Nuovo Internet Marketing.

Un’opera che certamente lascerà il segno nel mondo del web italiano e dell’editoria multimediale!

Per l’elenco di tutti gli incredibili BONUS e l’imperdibile Trailer…clicca qui!

Leonardo Di Paola

“Da grande sarò ricco” ovvero Ricchezza etica e bimbi liberi

Ebook Da Grande Sarò RiccoNella continua ricerca di spunti validi per proseguire nella ricerca dell’eccellenza umana, affrontare il nodo critico della ricchezza finanziaria è sempre stata una delle mie priorità.

Il pensiero comune dominante dice che ricco=cattivo, e che povero=buono.

E queste convinzioni enormemente limitanti non fanno altro che funzionare come la solita profezia che si autoavvera.

Primo, perché le persone che ritengono la sensibilità e la bontà d’animo un valore chiave si autoescludono da qualsiasi forma di successo economico. Spesso lavorano tanto, si fanno in quattro per sbarcare il lunario ma inevitabilmente se va bene si trovano a guadagnare quello che nella loro mente è legittimo. Uno stipendio base, al limite poco più.

Secondo, perché le persone che invece si credono aride e incapaci di buone azioni, non risentendo almeno di questa limitazione finiscono spesso per raggiungere discreti risultati economici, confermando il sentimento popolare.

Le prime vittime di questo processo di “diseducazione” perpretrata da tradizioni e istituzioni sono gli adulti, ma chi ne subisce le conseguenze a lungo termine sono spesso i bimbi. Quelli che diventando adulti passeranno il testimone ai loro figli, ai loro nipoti, ai loro studenti…

Di soluzioni ce ne sarebbero diverse, e tutte passano dalla verifica dell’infondatezza di queste istruzioni profonde con cui qualcun altro, anni fa e del tutto inconsapevolmente, ha programmato il nostro computer interno.

E se per gli adulti serve un processo di rieducazione impegnativo che deve partire dalla propria libera volontà di godersi l’abbondanza della vita in tutte le sue dimensioni, per i nostri figli basta intervenire in tempo con il giusto supporto.

Ce ne parla in modo piacevole ed efficace, l’imprenditore Valter Romani nell’ebook “Da grande sarò ricco“.

Puoi leggere GRATIS il primo capitolo, clicca qui!

In quest’opera Romani sembra decisamente sapere il fatto suo, prova ne sia la decisione di utilizzare storie e personaggi inventati presi in prestito dal mondo degli animali per veicolare in modo semplice ai più piccini gli elementari pilastri dell’intelligenza finanziaria.

Un percorso che - come potrai vedere nel primo capitolo - promette indirettamente risultati anche ai genitori o ai maestri che decidono di superare questo handicap auto-alimentato.

Ancora una volta, il nostro consiglio di redazione NON è di comprarlo… ma di scaricarlo e di leggerlo.

Perché siamo stufi di ricchi che si credono cattivi e di buoni che fanno la fame. In fondo, ancora una volta, la verità può renderci liberi, ricchi e buoni.

E certamente non vogliamo che i nostri figli rientrino a tutti i costi nella prima o nella seconda categoria.

Per scaricare gratis il primo capitolo, clicca qui

stima=valore=prezzo

1dollaro.jpgPaura dei soldi? Sembra la più assurda delle banalità, eppure è una realtà per la stragrande maggioranza delle persone oggi.
Ne avevamo già parlato “Il denaro è sporco o pulito?”

Il problema del denaro è duplice. Da un lato costituisce un valore materiale, dall’altra rappresenta un valore morale.

Come valore materiale siamo abituati a barattarlo per un bene fisico, nessuno svenderebbe la propria auto o la propria casa ad un costo diciamo della meta, giusto?

Il guaio è che la maggior parte delle persone vive vendendo le proprie competenze e abilità, oppure un servizio che ha aggiunto a beni o servizi di altri. E questi valori, ahimè, non si toccano…

Il punto è che, da questo punto di vista, il timore di guadagnare è strettamente legato a doppio filo alla mancanza di una solida e fondata autostima.

Chi diventa ricco? Chi - avendo una buona stima di sé - riesce a vendersi molto bene.

Passiamo al valore morale. Non è questa certamente la sede per analizzare tutte le implicazioni storiche, sociologiche e psicologiche di questo discorso, ma credo sia legittimo affermare che oggi in Occidente (Europa e USA, soprattutto, ma ormai direi non solo…) il cristianesimo, il marxismo ed il capitalismo rappresentino le tre anime della nostra società.

Quale sia la posizione del cristianesimo, soprattutto del cattolicesimo, rispetto ai soldi lo sappiamo bene. Sono “sporchi”, fonte di piaceri innaturali, causa in breve di ogni immorale comportamento. Anche sulla considerazione che fa il marxismo (in tutte le sue sfumature socialistiche) della ricchezza personale è superfluo soffermarsi…

Diciamo che la difesa del valore “etico” dell’accumulo della ricchezza è  rappresentata solo dal capitalismo, che se in USA domina (forse anche troppo) la mentalità corrente, qui in Europa rappresenta certamente il partito culturale di minoranza. Senza dimenticarci che qui nel vecchio continente scontiamo ancora il retaggio sette/ottocentesco della Nobiltà come qualcosa di contrapposto alla volgare ricchezza…

Paul Zane Pilzer, l’economista che prima dei 25 anni aveva già raggranellato il suo primo milione di dolalri, sostiene che la Ricchezza non è un bene scarso. In poche parole ce n’è per tutti.

Quello che serve per raggiungerla è lavorare innanzitutto sulla propria autostima alzando il nostro valore e di conseguenza il prezzo che ci diamo sul mercato (magari con una mentalità più legata al concetto di “formazione e crescita personale” costante).

In fondo tutti noi spendiamo molto di più per soddisfare bisogni emozionali (dunque relativi e spesso intangibili) che non per bisogni materiali.

Ma non dimenticandoci - qualsiasi sia il nostro credo e la nostra etica - che il denaro è uno strumento e che, con un giusto obiettivo, si può essere molto più virtuosi ed utili da ricchi che non da poveri.

Pennello o pittore?

pittura.gifNel mio lavoro quotidiano mi scontro continuamente con una delle più frequenti schematizzazioni limitanti dell’essere umano: identificare la professione con lo strumento.

Da diverse centinaia di anni esiste una figura retorica che si chiama “metonimia“, che significa “nominare una parte per indicare il tutto” oppure “usare un elemento funzionale per indicare chi lo usa”.

Tipico esempio è dire di uno scrittore che è “una penna eccellente“.

E’ ovvio che, per quanto magro e piccolino (!) difficilmente uno scrittore può essere chiamato “penna” per una qualsiasi somiglianza fisica, soprattutto visto che questa forma retorica si usa spesso in contesti ufficiali (articoli, recensioni, interviste, etc.).

Il fatto è che come tutte le scorciatoie mentali, questo tipo di associazione mentale scatta soprattutto quando abbiamo di fronte una professione nuova e non abbiamo la prontezza mentale e la voglia di capire realmente di che lavoro si tratta.

Un esempio tra tutti è quello del PC e di internet.
Oggi esistono centinaia di lavori che si svolgono on line o comunque tramite il PC. Ma per molte persone (tuttora!) sia che tu ti occupi di grafica, sia che tu faccia il web master, sia che tu ripari PC, per molte persone sei “uno che lavora con i computer“!

La riprova che questo schema riduttivo e limitante entra in azione solo per supportare forme di ignoranza compiaciuta la troviamo nel fatto che nessuno si sognerebbe di dire che un medico è “uno che propone farmaci” o peggio “uno che dà la marca di farmaci Y”.

Anche se io facessi un lavoro di mera commercializzazione di Ferrari, senza alcun servizio aggiunto, comunque resterei:
1. la persona Leonardo Di Paola,
2. un professionista venditore di auto, e solo in ultima istanza,
3. un professionista venditore di Ferrari.

Entriamo nei dettagli di quello che ci circonda, approndiamo le cose. Stiamo attenti alle generalizzazioni, perché quando ci rifiutiamo di mettere a fuoco la vita, quello che ci prendiamo il lusso di assorbire è spesso solo una macchia colorata sfocata.

Quell’inutile aperitivo…

campariorange.jpgCerte volte mi stupisco di quanti elementi abbiano in comune le differenti forme di benessere che ognuno persegue quotidianamente.

Qui da noi in Italia esiste il rito tardo pomeridiano dell’aperitivo. Non so come nasce, credo sia il retaggio di un’esperienza di socializzazione dopolavorativa che risale a qualche decennio fa. Ci si vede al bar, si fanno due chiacchere, e ci beve qualcosa di alcolico o meno accompagnato da patatine, olive o salatini… Da notare che lo scopo fisiologico dichiarato è aumentare l’appetito della cena.

Ora, sappiamo tutti quali sono i danni da sovralimentazione nel mondo occidentale: sovrappeso al 50% (e oltre…), obesità a due cifre percentuali e comunque in crescita (e con lei il diabete e le malattie cardiovascolari). Che senso ha ingozzarsi di schifezze alle sette di sera per mangiarne ancora di più alle nove?

Allo stesso modo, c’è uno stato d’animo che ritengo essenzialmente autodistruttivo per la mente e per il portafogli che si chiama “preoccupazione“. Viviamo costantemente esposti a prove di crescita personale che chiamiamo problemi. Siamo cioè perennemente immersi nel miglior tessuto che ci sia per addestrare la nostra attitudine a superare gli ostacoli: la nostra realtà quotidiana.

In questo quadro, potremmo definire la preoccupazione come l’aperitivo che ci prepara alla “pappata” del problema.
Prendendoci una bella “preoccupazione” al bar della vita, prepariamo il nostro cervello a soffrire più danni dal problema che dobbiamo affrontare, proprio come con l’aperitivo prepariamo il nostro stomaco ad assorbire più cibo dalla cena che stiamo per fare.

Mi chiedo allora che senso abbia coltivare (o permettere a noi stessi) di indugiare in un’abitudine mentale che:

  1. potenzia l’impatto distruttivo delle esperienze critiche (i cosiddetti “problemi”) perché li ingigantisce senza far nulla per superarli;
  2. ci distrae dall’immenso splendore del momento presente reale per soffrire anticipatamente di un momento futuro.

Se va bene “pre-vedere” una situazione futura (cioè “vederla prima”) per poter agire di conseguenza, “pre-occuparsi“, cioè “occuparsi prima” come ci ricorda l’etimologia della parola, è un lento suicidio psicologico.

L’unico modo per uscire dai guai - fisici, emotivi, finanziari - sta nell’analizzare la situazione e “occuparsene”, cioè agire, lavorare, fare qualcosa di concreto ora.

Risparmiamo i soldi di analcolico e noccioline.
Non abbiamo bisogno di ulteriore stress mentale, di pensiero reciclato ed autodistruttivo più di quanto non ci servano calorie dannose da grassi e zuccheri fuori pasto. Che, per inciso, sono oggi sempre più spesso gli scarti di panini e tramezzini del giorno prima lasciati all’aria per qualche ora

Dal bruco la farfalla…

bruco_farfalla.jpgParlare di abbondanza finanziaria significa parlare di valore e di crescita personale. I giapponesi usano il termine kaisen per descrivere questo processo che è insieme di miglioramento continuo sia a livello di produzione aziendale che a livello di vita individuale.

Quando inizi un cammino di sviluppo e di miglioramento personale devi essere innanzitutto pronto al cambiamento.

Detto così è un bel concetto… ma che vuol dire?
Vuol dire permettere al processo innescato di autoformazione o di formazione esterna di cambiare la tua forma.
In altri termini, perché ci sia crescita individuale (la base per una crescita professionale e finanziaria reale), il percorso che hai intrapreso deve metterti in crisi.
Se esci da un corso, una sessione di coaching o un libro senza sentirti un minimo frastornato, vuol dire che hai ricevuto informazione non formazione.

Se vuoi raggiungere la tua personale crescita finanziaria devi cambiare la forma che hai, perché la tua forma odierna ad oggi non ti ha ancora portato a raggiungere quello che desideri!

Parlando di crescita personale credo sia anche molto utile distinguere in che fase siamo.

La prima fase è la Presa di coscienza. Per qualche motivo realizzi tutto ad un tratto che c’è qualcosa che va oltre le competenze tecniche nelle persone di successo che conosci e ammiri. Secondo me è una fase splendida, perché ti entusiasmi e cominci a vedere potenzialità impensabili per il tuo futuro.

La seconda fase è la Routine intellettuale. Questa è la fase più problematica, perché in questo momento hai una buona chiarezza intellettuale e teorica di cosa dovresti fare per essere migliore di quello che sei, ma ancora non sei riuscito a realizzare concretamente il miracolo del tuo kaisen quotidiano.

Spesso inoltre in questo campo la coscienza di avere le giuste informazioni può renderti ancora più impermeabile al cambiamento di quanto non fossi prima di iniziare il tuo percorso di crescita. E’ qualcosa che va oltre il normale limite che la teoria rappresenta all’inizio in qualsiasi disciplina che parta da uno studio teorico. Se per esempio conosci il diritto ma non sei mai stato in un aula di Tribunale, il semplice esercizio della prassi ti aiuterà a ridimensionare il peso vuoto degli studi teorici. Ma se hai studiato perfettamente come affrontare le tue debolezze, e l’unica pratica è la vita stessa, quella stessa teoria potrebbe renderti incapace di analizzare in modo obiettivo il tuo comportamento perché tu sai benissimo come funzionano queste cose…

La terza fase è la sintesi, la fase di crescita vera e propria. Quando entriamo realmente in questa fase? Quando cominci nella pratica (= nelle azioni che fai tutti i giorni) a dare risposte diverse a domande analoghe. La domanda può essere una sfida, un problema, un ostacolo da superare. Non fa differenza. Se senti che le ossa, i muscoli ed i tendini della tua mente, del tuo ego e della tua anima si stirano sotto il peso della domanda, allora stai facendo vera formazione con la Vita. In quel momento - e solo in quel momento - stai veramente crescendo, stai cambiando forma.

E’ importante non confondere la fase che stiamo vivendo, perché la confusione può portare frustrazione e sofferenza. Finché non cambi il modo di reagire alle cose, tutto ciò che hai studiato vive dentro di te come il timido bruco di un’altra cultura personale

Anche se è il migliore inizio per far volare la farfalla che è in ognuno di noi.

Che lavoro vuoi fare da grande?

(…) I dipendenti ed i liberi professionisti lavorano per ricevere soldi, uno stipendio o una parcella, il denaro deriva dal loro lavoro fisico…

Non serve un George Clooney per capire che “No job? No money!”.

La differenza sta nel fatto che, ovviamente, il lavoratore autonomo è più libero, non ha (generalmente…) padrone e, se è bravo, può arrivare a guadagnare di più del dipendente.

I titolari di azienda o gli investitori sono invece coloro che sfruttano il sistema della leva, o come dice lo stesso Kiyosaki, il sistema della rete per generare ricchezza.

Il vantaggio rispetto ai primi due è che i guadagni generati dagli imprenditori sono indipendenti dal loro lavoro fisico e dalla loro presenza fisica.

Sia il titolare di una grossa azienda che l’investitore professionista guadagnano anche quando fisicamente non producono, perché la ricchezza che generano dipende da altre persone (collaboratori, clienti, investitori).

La differenza tra l’imprenditore e l’investitore sta nel fatto che il titolare di impresa – o imprenditore – sfrutta normalmente una rete di persone o di mercati, e spesso, almeno finché la sua azienda è piccola, il suo profilo tende a confondersi parzialmente con l’autonomo, mentre l’investitore sfrutta la rete più pura che c’è, quella della… ricchezza!

Allora, fatta questa piccola premessa, devi capire che se entri nel mercato del lavoro come DIPENDENTE o AUTONOMO sei merce, e devi vendere te stesso per vivere.

Devi vendere il tuo tempo.
E devi venderlo a ore. E qualcuno decide quanto vale un’ora della tua vita.
Lavori per soldi. E non per la ricchezza.

Se invece entri o ti posizioni come TITOLARE o INVESTITORE sei tu l’acquirente, e per vivere scegli di compra-vendere: beni, aziende, competenze.

E’ il valore al tuo servizio che lavora per te.
Sono i soldi che lavorano per te.

Vendi il tempo di qualcun altro, le competenze di qualcun altro e ti trattieni una piccola percentuale sulla loro produttività.
Come diceva J. Paul Getty “preferisco guadagnare l’1% del lavoro di 100 persone che il 100% del mio”. Con il vantaggio che queste persone possono essere di numero illimitato!

Se lavori come DIPENDENTE o AUTONOMO, in quanto merce, sei tra l’altro soggetto alle leggi della domanda e dell’offerta!

Ti faccio un esempio: se quando ti sei iscritto alla facoltà di Ingegneria, gli ingegneri trovavano lavoro facilmente ed erano ben pagati (perché ce n’erano pochi, cioè c’era una grande domanda della “merce ingegnere”) oggi magari in tanti si sono convertiti con 5 anni di studio in “merce ingegnere”.

Risultato? Non solo non è più facile trovare lavoro, ma se lo trovi il tuo valore di mercato è sceso e magari ti pagano la metà di quello che pagavano un tuo collega 20 anni fa… Troppa offerta ha fatto scendere la domanda!

Le facoltà universitarie sono un po’ come i nomi propri… hanno le loro ondate. Magari hai rischiato già di trovarti in un’aula alle elementari con altri 5 compagni che si girano quando chiamano il tuo nome, questa inflazione di nomi non aiuta certo l’autostima, ma almeno quando è stata presa questa solenne decisione tu dormivi…

Se mi voglio posizionare come dipendente o professionista, sto quindi anche permettendo alle scelte di altri di pregiudicare il tuo futuro. E affidare il proprio futuro alla moda è sciocco, perché il rischio è vivere il lavoro come un lungo purgatorio tra i brevi paradisi dei week end e delle vacanze estive.

Se amo medicina e faccio il medico come tutti gli altri, come è normale che sia, come mi ha sempre suggerito mamma, se magari in quegli anni la professione va di moda e tutti si mettono a fare i medici, la mia passione è bruciata dalla moda della normalità! La soluzione in questo caso potrebbe essere laurearsi per andare a lavorare con Medici senza Frontiere, invece magari che scannarsi per un posto da medico di famiglia sotto casa…

Ancora una volta la soluzione migliore è nella direzione opposta alla normale tendenza.
C’è poi da dire che scontiamo la lentezza del cambiamento della mentalità, una zavorra che spesso fa più vittime della guerra.
Il mondo cambia, se vuoi stare al passo anche tu devi cambiare!
Spesso tutto parte da un piccolo cambiamento a livello di forma mentis alimentato dal giusto mix di informazione e volontà.

La parola chiave è dunque: cambiamento. (…)

(estratto dall’ebook “7 Segreti dei Veri Ricchi” di Leonardo Di Paola)