E’ curioso pensare con il senno del poi alla forza delle parole.
Mi trovo a ragionare, scrivere e riflettere sull’uso quotidiano del linguaggio da anni, ma ancora mi stupisce il potere evocativo che conservano a distanza di anni frasi dette al momento giusto.
Domenica scorsa, mentre mi dedicavo a sistemare la parte posteriore del mio giardino, immerso tra rovi e canne, con il sole a picco ed una minacciosa serie di strumenti da giardiniere professionista in mano, una frase mi si è illuminata in testa come una lampadina.
Una frase molto bella che non ricordavo più e che mi è stata donata quasi 30 anni fa.
Correvano i primissimi anni ‘80, e mio padre aveva acquistato un pezzetto di terra dove voleva costruirsi da solo una casa per la nostra famiglia. In realtà era più di un blando desiderio, dal momento che avevamo lasciato la casa in affitto ed entro poche settimane dovevamo trovare un’altra sistemazione.
Erano i primi giorni di giugno, e un pomeriggio lo accompagnai a dare un’occhiata al nuovo acquisto. Mi ricordo che lui era compostamente entusiasta del nuovo progetto. Quando arrivammo rimasi colpito dall’aspetto selvaggio e abbandonato.
Era davvero un terreno inospitale, fatto a dislivelli, pieno zeppo di ortiche e rovi, con un persistente odore di sambuco che non avevo mai sentito prima. Entrammo a fatica nella selva, e ci facemmo strada fino ad arrivare a fondo valle, dove c’era un appezzamento in piano delimitato da un piccolo torrente. Io venivo da una vita di città, avevo già visto in famiglia terreni con piante di ulivo e piccoli orti, ma quella mi sembrava veramente una giungla impenetrabile ed inospitale!
Vedendo lo sguardo soddisfatto di mio padre mentre squadrava la situazione, come se fosse perfettamente a suo agio in mezzo ai rovi mentre visualizzava ciò che avrebbe realizzato (e come se in realtà non si accorgesse minimamente della vastità del lavoro da fare), commentai timidamente quanto lavoro pazzesco ci fosse da fare chiedendogli come pensasse di risolvere la cosa in pochi giorni.
Probabilmente fu per la fonte del messaggio (Papà che parla quando hai 12 anni è sempre Papà che parla), il suo forte coinvolgimento personale nel progetto e la situazione anomala in cui mi trovavo… Sta di fatto che “se le mani si spaventassero quanto gli occhi saremmo ancora all’età della pietra” mi colpì subito come una rivelazione profonda sulla verità della vita.
Ma credo anche che negli anni il mio cervello l’abbia codificata come una massima incontrovertibile soprattutto perché - non senza difficoltà - nel giro di qualche mese la sua visione era diventata realtà.
Tale e tanto è il potere sulla mente umana dell’ormai sempre più rara coerenza.
Dopo anni che mi occupo di crescita personale, oggi ho un altro motivo per capire perché - pubblicità, politica, religione - si parla sempre di più ma c’è sempre meno gente che capisce…





